RUBRICA a cura di CHIARA VECCHIATO

A proposito di… BESA_C.P.P. #padovadanza2019 20.10.2019 Teatro ai Colli

A proposito di… BESA_C.P.P. #padovadanza2019 20.10.2019 Teatro ai Colli

Onore, coraggio, affidabilità, aderenza alla parola data.. Amore, quello sincero. 

Sono le imponenti virtù che hanno guidato la mente coreografica di Hektor Buddla: un uomo dalla sensibilità senza eguali, dalla sconfinata passione per il mondo e per la vita che lo abita.

 

BESA è stata davvero una lezione di vita! 

Le ore in sala prove, il tempo passato ad ascoltare le indicazioni tecniche e coreografie, senza il minimo sforzo ci hanno accompagnato in questo viaggio di ricerca, oserei dire.. di riscoperta.

È con pièce coreografiche come questa che si riesuma l’incommensurabile valore universale dell’arte, di questa danza che può essere forma educativa e trasmissiva di valori e retta formazione dell’uomo.

Sei danzatori in abiti mordidi, verde militare, un plotone sociale a richiamare estemporaneamente la visione di una terribile epoca passata: la vita durante la guerra, l’uomo in questa realtà e la sua reazione alla vita stessa. Gli ebrei, un popolo altro, la diversità. Momenti che hanno segnato il cedimento dell’intelletto davanti a forze sovrumane capaci di annientare la dignità umana in quei terribili anni della seconda guerra mondiale.

Sei danzatori, uomini marionettati dalle forme educative e governative del tempo, che procedono senza lume nel corso della loro esistenza. Danzatori che incarnano l’abitudine di vivere in una cultura e in una forma di educazione data per assodata, dove la considerazione dell’ebreo come essere inferiore non intacca in alcun modo la rettitudine di quegli ideali.

 

Ma l’uomo non nasce così, non si nasce per essere marionette, la vita non ha inizio per porre fine ad un’esistenza altrui. 

La vita è una meravigliosa creazione: ogni cosa viva è bella, perché ha in sé la luce dell’esistenza. Un’esistenza, quella dell’uomo, che secondo Hektor Buddla è segnata nel proprio DNA da una nota positiva: la bontà. 

L’uomo, secondo BESA, nasce buono. È ciò che lo fa crescere che determina realmente ciò che sarà. È questo viaggio conoscitivo chiamato Vita che gli insegna ad essere e gli permette di acquisire gli strumenti per poter scegliere ciò che deciderà autonomamente di divenire.

 

Ecco che tutta la creazione coreografica dell’artista albanese rappresenta questa ricerca. La profonda indagine nell’intimo, che viene rappresentata nel brano centrale ci porta, nell’ultimo brano, alla definitiva presa di coscienza di ciò che fino a quel momento è avvenuto nell’uomo, sulla sua esistenza e tramite le proprie azioni. Le forme educative che hanno permesso le allora ovvie ingiustizie; l’accettazione delle stesse da parte di intere popolazioni convinte di una propria superiorità razziale. Il coraggio di coloro che hanno saputo andare oltre a forme culturali e sociali a dir poco anti umane, proteggendo la vita ed un codice di valori garanti della dignità umana e dei valori comuni ad ogni esistenza.

L’Albania ne fu un esempio: fu l’unico paese europeo tra il 1930 e il 1944 a dare ospitalità e protezione ai profughi ebraici fuggiti alla persecuzione nazista, e anche dopo l’occupazione nazista del 1943 diede rifugio a molti dei nostri soldati italiani in fuga dai rastrellamenti tedeschi; nello stesso anno, l’Albania si rifiutò di consegnare le liste degli ebrei che vivevano nel paese.  

Ed è di nuovo BESA a spiegarci perché: è una nobile promessa morale, una virtù tipicamente maschile, un comportamento da cui dipende l’autorevolezza dell’uomo e la sicurezza dei suoi familiari. L’accoglienza di qualunque forestiero si presenti al pater familias chiedendo ospitalità è indice di BESA. Il padrone di casa ha il dovere morale di garantire e proteggere la vita, gli averi e la dignità dell’ospite, sopra ai propri e a quelli della propria famiglia. Onore, coraggio, affidabilità, aderenza alla parola data.. Amore. 

 

BESA è tutto questo in un ritmo che incalza e porta allo sfinimento fisico presentato lì, al termine di tutto, in una riga di uomini e donne mostrate nelle proprie vere e nude esistenze. Ognuno manifesto di un proprio viaggio che porta alla presa di coscienza di quello che si è veramente, e anche di quello che negli anni crescendo e vivendo si decide di essere e/o diventare. Danzare per questo è impareggiabile:

 

“È il viaggio di ogni essere umano che prende coscienza della propria esistenza, prendendo le redini delle proprie decisioni, dopo aver affrontato strade in salita che lo mettono a nudo davanti alle proprie difficoltà, virtù e carenze, portandolo a quello stato di sfinimento che solo può finalmente permettergli di percepire la vita attraverso la sensibilità, le emozioni, quelle pure prive di razionalità, l’istinto: quello stesso istinto che tu definisci buono, e che anch io penso sia Amore e Armonia, tutto ciò permette a questo stesso uomo di divenire finalmente padrone della propria umana esistenza.

È bellissimo❤. 

Tutto questo è bellissimo. 

Grazie Hektor. “

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